ADG-17

Crisi governative

Documents from [1945] to [1954]
Fonds Creator
Abstract

Questa serie si compone di due sottoinsiemi documentari che illustrano rispettivamente le crisi governative dal novembre 1945 al novembre 1952 e le più complesse crisi del giugno 1953 e del febbraio 1954. La tipologia dei documenti é la seguente: note autografe di De Gasperi sulle differenti crisi ministeriali, corrispondenza e resoconti di incontri avuti dal premier con personalità democristiane e dei partiti centristi (con particolare riferimento a Luigi Einaudi), manifesti, progetti e schemi di riforme elettorali, rassegne stampa.

Languages

Italian

Administrative and Biographical History

Questa serie raggruppa la documentazione riguardante le diverse crisi di governo che si sono succedute durante i governi a guida democristiana presieduti da Alcide De Gasperi tra il novembre 1945 e il febbraio 1954.
De Gasperi viene nominato per la prima volta Presidente del Consiglio dopo la crisi del novembre 1945 nel governo Parri: i ministri liberali danno le dimissioni per protesta contro l’eccessivo – a loro parere – potere lasciato in molte zone del paese ai comitati di liberazione nazionale egemonizzati dai socialcomunisti. La DC, che desidera il ritorno alla normalità costituzionale e condivide l’ostilità verso la democrazia giacobina dei CLN, rifiuta di restare al governo senza i liberali e Parri é costretto anche lui alle dimissioni. Dopo estenuanti trattative si giunge alla conclusione di ricostituire l’esarchia ciellenistica, ma con De Gasperi capo del governo, mentre Nenni conserva la vicepresidenza e Romita rimane agli Interni. Dopo le elezioni del 2 giugno 1946 per l’Assemblea Costituente la DC diventa il maggior partito italiano con il 36,2% dei voti. Il PSIUP ottiene il 20,7% e il PCI il 18,9%. Risolta la questione della forma di governo con la vittoria al referendum della repubblica, nasce il primo governo tripartito dove coesistono le maggiori forze di massa del paese, democristiani, socialisti e comunisti. De Gasperi mantiene l’incarico di Presidente del Consiglio e di ministro degli esterifino a ottobre. Una volta definite le linee del Trattato di pace cede gli esteri a Nenni. I comunisti assumono una posizione ambigua con un piede al governo e uno all’opposizione. Partecipano alle decisioni del governo e allo stesso tempo fomentano nel paese disordini che rischiano di farlo cadere in uno stato insurrezionale. Rientrato da un viaggio negli Stati Uniti, nel gennaio 1947, De Gasperi trova di nuovo il governo in crisi: Nenni ha lasciato il suo posto agli Esteri dopo la scissione di Palazzo Barberini (con cui Saragat crea il Partito socialdemocratico, PSLI, poi PSDI). La crisi viene risolta in poco tempo, vista la prossima firma del Trattato di pace. Viene formato ancora un governo tripartito con alcuni cambiamenti: i socialisti perdono gli esteri, affidati a Carlo Sforza, repubblicano indipendente, i comunisti invece sono costretti a lasciare le finanze che vanno al democristiano Campilli. Gli interni vanno a Mario Scelba, destinato col tempo a diventare l’uomo forte del governo e la bestia nera dei comunisti. La scelta di un nuovo tripartito non é stata facile per la DC: il Vaticano premeva perché la DC cessasse la collaborazione con i partiti laici, i voti persi dalla DC a vantaggio del partito qualunquista di Giannini dimostravano che questa stava perdendo la sua influenza sulle classi medie. De Gasperi però ha interesse a continuare la collaborazione per due ragioni: bisogna ancora firmare il Trattato di pace, molto impopolare e il Presidente del consiglio vuole che I partiti di sinistra ne condividano la responsabilità inoltre bisogna portare a termine il lavoro di redazione dalla nuova Carta costituzionale che detterà le regole del gioco democratico e garantirà l’inserimento al suo interno delle norme relative ai Patti lateranensi voluti da Mussolini, il che esigeva per il momento l’arco di forze presenti in parlamento più ampio possibile.
Le ragioni che hanno giustificato il prolungamento della collaborazione tripartita vanno rapidamente scomparendo. Nella primavera del 1947, la situazione internazionale conosce la svolta nei rapporti est-ovest annunciata
dalla dottrina Truman e dal fallimento della conferenza dei ministri degli esteri delle potenze vincitrici (Mosca, 24 aprile 1947). La firma del Trattato di pace e l’approvazione nella costituzione dell’articolo 7 che includeva i patti lateranensi facevano sì che ormai non esistessero più remore per allontanare i comunisti dal governo. Di fronte al deteriorarsi della situazione economica e al malcontento crescente degli industriali verso il governo, De Gasperi in un primo tempo sembra pensare semplicemente ad allargare la base del governo, restringendo la rappresentanza socialcomunista e sostituendola con elementi graditi agli industriali. Poi, per le difficoltà che si frappongono alla realizzazione di questo disegno da parte socialista e a causa dei segnali che provengono dagli Stati Uniti (nello stesso periodo in Francia il socialista Ramadier allontanava dal governo i comunisti e gli aiuti economici americani erano immediatamente aumentati), lo convincono ad escludere I partiti di sinistra dal governo. Per il Presidente del Consiglio si trattadi una scelta drammatica che viene presa in solitudine. Allontanate le sinistre dalla stanza dei bottoni, De Gasperi non intende formare un nuovo governo aperto a destra ma stabilizzare il nuovo esecutivo al centro con l’aiuto dei partiti laici. L’operazione si rivela in un primo tempo impossibile vista la sola adesione a titolo individuale di poche prestigiose personalità indipendenti come il liberale Einaudi alle Finanze e al Tesoro (poi al bilancio), il repubblicano Sforza agli Esteri. Il “quarto partito” aveva trovato i suoi uomini in nomi di tecnici come Gustavo del Vecchio, Giuseppe Pella e Cesare Merzagora ai ministeri economici. In dicembre, un rimpasto porta al governo I socialdemocratici di Saragat e, questa volta ufficialmente, i liberali e i repubblicani. Nasce così il primo governo centrista di cui De Gasperi sarà a capo fino alla fine del 1953. Nel 1952 sorgono nuovi problemi: alle amministrative del 1952 la DC é caduta dal 48,5% dei voti del 1948 al 35,1% a tutto vantaggio delle destre monarchiche e neofasciste. Tra le alte gerarchie cattoliche, l’influente “partito romano” guidato da Mons. Montini, auspica la formazione, attorno ad un nucleo di cattolici militanti, di una formazione comprendente anche monarchici e neofascisti. L’esperienza sarebbe stata messa alla prova per le amministrative di Roma dove questo nuovo blocco elettorale avrebbe dovuto sbarrare la strada alle sinistre per la conquista del Campidoglio. Le pressioni morali e politiche esercitate in questo frangente su De Gasperi attraverso Padre Lombardi e Luigi Gedda sono fortissime. Luigi Sturzo sarà il mediatore in questa difficile situzione. Il tentativo fallisce per l’opposizione dei partiti laici ma anche per le perplessità manifestate da De Gasperi ben cosciente dei rischi di confronto diretto che “l’Operazione Sturzo” avrebbe potuto suscitare nel mondo politico. Abbandonata l’idea di formare un fronte delle destre, De Gasperi pensa ad una riforma della legge elettorale in senso maggioritario che possa consentire al centro di ottenere, pur la maggioranza relativa dei voti, la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento. Per realizzare questo progetto di “democrazia protetta” De Gasperi propone una nuova legge elettorale: la coalizione di partiti che ottiene il 50% dei voti otterrà I 2/3 dei seggi in parlamento. De Gasperi spera così di ottenere una maggioranza solida, capace di governare per la durata della legislatura. Tuttavia é viva la paura che egli voglia sfruttare il potere della DC in un regime. I liberali e I socialdemocratici si uniscono al coro dell’opposizione che denuncia la “legge truffa” e praticano in parlamento un durissimo ostruzionismo. Alle elezioni del 7 giugno 1953 il premio di maggioranza non scatta per poche migliaia di voti. Questo fallimento porta con sé la fine dell’era De Gasperi e dell’esperienza centrista. Dop la disfatta elettorale si manifestano nella DC posizioni divergenti, sopratutto tra Scelba e Fanfani che si apprestano a raccogliere l’eredità degasperiana, il primo per governare nel solco della continuità, il secondo per apportarvi importanti cambiamenti. Il risultato di questo scontro porta alla formazione di un governo tecnico con a capo Giuseppe Pella, sostenuto dalla grande industria e con l’appoggio del Presidente della Repubblica Einaudi.

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