ADG-16

Affari esteri

Documents from [1943] to [1967]
Fonds Creator
Abstract

Questa serie, molto ampia, comprende documenti provenienti dal segretariato del ministero degli Affari esteri e dalle carte personali del Presidente raccolte dalla Sig.ra Maria Romana De Gasperi. La serie é costituita da note e memoranda (spesso autografi) di De Gasperi o del suo consigliere diplomatico Paolo Canali, da scambi di corrispondenza di natura diplomatica tra De Gasperi, Sforza e le autorità alleate, poi con Capi di Stato e di governo stranieri, da telegrammi, dispacci e comunicazioni di diplomatici in servizio presso le legazioni delle capitali più importanti (Zoppi, Brosio, Saragat, Tarchiani, Quaroni). I dossiers illustrano i negoziati bilaterali sulla questione dell’Alto Adige e la ripresa delle relazioni franco-italiane (incontro di Santa Margherita nel 1951), nonché la posizione dell’Italia alle grandi conferenze di pace (Londra e Parigi) e i negoziati per l’adesione al Patto atlantico. Altri argomenti di ampio respiro trattati nei dossiers sono la ripresa delle relazioni diplomatiche di Roma con gli Stati non europei, le visite ufficiali compiute dal Presidente del Consiglio a Washington, Londra, Bonn e Atene, i discorsi di carattere europeo del Presidente, i negoziati dei Trattati CECA e CED.

Languages

English, French, German, Italian

Administrative and Biographical History

Alcide De Gasperi assume l’incarico di ministro degli Affari esteri nel secondo governo Bonomi e conserva questo portafoglio nel governo Parri, poi ad interim nei primi due governi che presiede, fino alla definitiva redazione del Trattato di pace. Si tratta di un ruolo particolarmente delicato viste le condizioni di manifesta inferiorità nelle quali si deve svolgere la politica estera italiana dopo la sconfitta e in presenza di questioni di cruciale importanza da risolvere. Ci sono prima di tutto i problemi legati all’integrità territoriale: la Venezia Giulia e Trieste, l’Alto Adige, la Valle d’Aosta e altre zone del confine occidentale rivendicate dalla Francia. C’é poi il problema del destino delle centinaia di migliaia di prigionieri di guerra italiani, principalmente dell’armata italiana in Russia (Armir) e delle colonie italiane. Formalmente si tratta di superare le strette clausole del trattato armistiziale facendo valere il ruolo di cobelligerante a fianco delle potenze vincitrici ed il contributo delle formazioni partigiane nella vittoria sulle forze dell’Asse. De Gasperi sa muoversi con abilità nel contesto diplomatico complesso del preguerra fredda condizionato dagli accordi anglo-sovietici di Mosca e dalle incertezze derivanti dalla conferenza di Yalta. L’azione di De Gasperi contribuisce a regolare positivamente i problemi più critici come la questione di Trieste, della Val d’Aosta e in particolare la spinosa questione dell’Alto Adige grazie ad un accordo bilaterale italo austriaco (conosciuto come accordo De Gasperi-Gruber) del settembre 1946, la cui conclusione positiva deve molto alla sua esperienza personale. Il filo conduttore della politica estera degasperiana consiste nella capacità d’interpretare, vedere e predeterminare in certi casi lo stretto legame esistente tra l’azione degli alleati e l’evoluzione della scena politica italiana. A fronte di questo accordo con le autorità d’occupazione, gli sforzi prodigati da De Gasperi e dalla diplomazia italiana alla conferenza di Londra nel settembre 1945 e più tardi alla conferenza di Parigi nell’estate del 1946 approdono tuttavia a risultati modesti: l’Italia é privata della Venezia Giulia, passata in parte alla Jugoslavia e in parte costituita in entità autonoma. Perde inoltre i comuni di Briga e Tenda sul confine occidentale ceduti alla Francia e il Dodecaneso passato alla Grecia. Deve inoltre rinunciare a tutte le sue colonie. Il suo riarmo é limitato dalle clausole del Trattato di pace ed é costretta a versare come riparazione una somma di 100.000.000 dollari.
De Gasperi adotta in un primo tempo una posizione dura che lascia intravedere la possibilità di una rimessa in discussione delle clausole del Trattato di pace. Ma é il momento in cui l’amministrazione americana adotta la dottrina Truman del "containment" sul teatro europeo e mediterraneo. Di ritorno da una visita a Washington nel gennaio 1947, in seguito ad accordi conclusi con i suoi interlocutori americani, De Gasperi si affretta ad ottenerne la ratifica dalla Costituente (13 luglio 1947). A partire dal suo terzo governo, De Gasperi affida le redini della politica estera a Carlo Sforza. Questi rappresenterà la continuità con la politica estera degasperiana, filoamericana, favorevole all’adesione al Patto atlantico nel 1949, allineata agli Stati Uniti nella guerra di Corea.
L’europeismo costituisce senza alcun dubbio l’aspetto più significativo degli ultimi anni dell’attività diplomatica di De Gasperi. Uomo nato in una regione di frontiera, cattolico come Robert Schuman e Konrad Adenauer, é
Archivi Storici dell'Unione europea 61
Archivio carte De Gasperi - Inventario provvisorio
profondamente convinto che i popoli europei possiedano un patrimonio comune di valori spirituali, ereditato dalla stessa origine cristiana. Durante I primi anni del dopoguerra, De Gasperi non crede tuttavia all’attualità di questa prospettiva. Sono soltanto le disillusioni internazionali della fine degli anni quaranta che lo portano a prevedere concretamente l’inserimento dell’Italia nel processo d’integrazione europea. Anche se aderente a pieno titolo all’alleanza atlantica, l’Italia non ha ricevuto il sostegno che si sarebbe aspettata dagli alleati nel risolvere le questioni rimaste in sospeso. La mancata revisione del Trattato di pace, la perdita delle colonie, con la sola magra soddisfazione del mandato fiduciario in Somalia, la soluzione al momento monca del problema di Trieste dimostrano che l’Italia é trattata come un alleato minore. De Gasperi decide allora di impegnarsi nella battaglia europea, convinto che si tratti dell’unico mezzo a disposizione per risolvere i problemi del paese. Una fede religiosa che lo avvicina naturalmente all’ecumenismo e all’universalismo, le esperienze fatte come suddito dell’Impero austro ungarico e l’osservatorio privilegiato del Vaticano conferiscono alla sua azione uno spessore politico e ideologico da Padre fondatore dell’Europa unita. E’ grazie a queste doti che De Gasperi ottiene, non senza difficoltà, l’adesione dell’Italia al Consiglio d’Europa (febbraio 1949) e afferra immediatamente la portata storica del piano per la comunità del carbone e dell’acciaio presentata da R. Schuman il 9 maggio 1950 nel quale vede la soluzione ai problemi che avevano opposto Francia e Germania e quella ai ritardi strutturali che avevano fino ad allora frenato il decollo industriale italiano. De Gasperi, incoraggiato dal sostegno di Washington al progetto di esercito europeo, contenuto nel piano Pleven, dedica gli ultimi mesi della sua vita a elaborare un progetto che avrebbe fatto della Comunità europea di Difesa il motore della futura Comunità europea. Egli rovescia il contenuto originario del progetto, centrato sui soli aspetti militari, per farne la base di un’Europa federata. L’articolo 38 del progetto che la delegazione italiana alla Conferenza di Parigi riesce ad imporre, prevede che l’assemblea della CED agirà come una sorta di costituente europea col mandato di redigere una proposta organica in un senso "federale o confederale". Dopo la firma, il 27 maggio 1952 a Parigi del Trattato che istituisce la Comunità europea di Difesa, De Gasperi, rendendosi conto che il tempo lavora contro il progetto europeo (primi segnali della distensione, elezione di Eisenhower alla presidenza degli Stati Uniti, morte di Stalin), ottiene dai suoi partners che l’assemblea comune della CECA (assemblea ad hoc) venga incaricata di preparare il progetto di Comunità politica europea in attesa della ratifica della CED. In parallelo cerca di accelerare la ratifica da parte italiana. Ma la discussione molto serrata in Italia sull’approvazione della legge maggioritaria ne impedisce la ratifica nel corso della prima legislatura. Le elezioni del 1953 ed il mancato passaggio al maggioritario non danno a De Gasperi una solida maggioranza il che porta presto alla caduta del suo governo. Ottiene tuttavia l’ultima soddisfazione della sua vita venendo eletto all’unanimità primo presidente dell’assemblea della CECA.

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