ADG-04

Partito popolare italiano

Documents from [1919] to [1969]
Fonds Creator
Access Conditions

Il fondo è aperto alla consultazione.
La procedura per la consultazione è la seguente: inviare una richiesta scritta agli Archivi Storici dell’UE specificando quali fascicoli si vorrebbero consultare. Se la richiesta di consultazione è fatta da un dottorando, si prega presentare la lettera del professore con la sintesi del progetto di ricerca. Gli altri interessati sono pregati di inviare un CV e/o la bibliografia delle sue pubblicazioni.
Gli Archivi trasmetteranno la richiesta alla Fondazione Alcide De Gasperi di Roma e, dopo averne ricevuto il consenso, il materiale richiesto sarà consultabile presso la sala di lettura degli Archivi sotto forma digitale.
L’utente sarà informato sull’esito della sua richiesta tempestivamente dagli Archivi stessi. Il consenso darà diritto alla consultazione delle copie digitali dalle quali si potranno unicamente prendere appunti.
Gli utenti sono pregati di contattare gli archivi almeno due settimane prima della loro programmata visita.

Abstract

La serie si compone principalmente di corrispondenza (in particolare con Don L. Sturzo), circolari relative all’epoca del Partito Popolare trentino, rapporti, note, e resoconti dei congressi del Partito Popolare italiano (congressi di Venezia, Torino e Roma), corrispondenza, comunicati e deliberazioni dell’ufficio del gruppo parlamentare e della direzione del partito concernenti I rapporti col fascismo, la posizione del partito di fronte alle crisi di governo, le dimissioni di Sturzo. Completano la serie copie di atti parlamentari e ritagli stampa sull’attività del Partito Popolare.

Languages

Italian

Administrative and Biographical History

Dopo la revoca del “non expedit” da parte di Papa Benedetto XV che di fatto impediva ai cattolici italiani di partecipare attivamente alla vita politica italiana, Don Sturzo lancia nel dicembre 1918 il Partito Popolare italiano. Oggetto delle prime prese di contatto di De Gasperi con il nuovo soggetto politico sarà il tema delle autonomie locali, nel cui ordinamento legislativo e in particolare riguardo al nuovo assetto della regione trentina, il PPI giocherà un ruolo decisivo. Ma questo non é il solo punto di contatto: l’adesione di Alcide De Gasperi e dei cattolici trentini al nuovo partito costituisce in qualche modo un approdo naturale. De Gasperi guida la delegazione dei cattolici trentini che nel maggio 1919 partecipa al congresso inaugurale del Partito Popolare a Bologna e che lo stesso De Gasperi é chiamato a presiedere. Se d’altra parte De Gasperi non ha partecipato alla fase costitutiva del partito, ciò non gli impedisce di portare la propria personale esperienza e quella del suo gruppo all’interno della nuova formazione a cominciare dalla scelta del nome: Partito Popolare. Il gruppo parlamentare lo nomina suo presidente affiancato dal segretario S. Cavazzoni. Nel febbraio 1922, De Gasperi interviene nel dibattito sulla conferma della fiducia al governo Bonomi, presentando in questa occasione quelle che secondo le sue opinioni dovevano essere le caratteristiche del popolarismo – il cui programma stava per essere proclamato al congresso di Venezia dell’ottobre 1921 – e che comprendevano riforma agraria, libertà d’insegnamento, riforma della burocrazia e autonomismo, libertà sindacali ed una cauta apertura verso i socialisti. Accanto a questi problemi, De Gasperi aggiunge, dopo la caduta del secondo ministero Facta, quello dellla “costituzionalizzazione del fascismo” e con questo la giustificazione dell’appoggio dato dal Partito Popolare al primo governo Mussolini. Si farà in seguito difensore della proporzionale in un tentativo estremo di venire a patti con i fautori della nuova legge maggioritaria “Acerbo”. E’ in questo periodo che emerge una costante dell’azione politica di De Gasperi: il possibilismo. De Gasperi privilegia il dialogo, l’abbandono dei principi di fronte al succedersi degli eventi della storia pur di salvare l’essenziale: lo Stato, la Legge. Tutto questo lo oppone a Sturzo, il cui carattere battagliero é portato allo scontro aperto, alla lotta ideologica, all’esaltazione delle ragioni fondanti del partito.
L’opposizione di Don Sturzo ad ogni tipo di collaborazione con il fascismo, collaborazione al contrario ricercata e sollecitata in un primo tempo dalle gerarchie della Santa Sede, fa precipitare la crisi del partito. Sturzo, vittima delle minacce fasciste e delle pressioni vaticane é costretto a dimettersi dalla carica di segretario del partito nel maggio 1923. Un anno dopo, De Gasperi rieletto al Parlamento nella tornata elettorale del gennaio 1925 viene eletto segretario del PPI dal Consiglio nazionale. Al momento del delitto Matteotti De Gasperi si trova all’opposizione; sceglie di aderire alla secessione aventiniana senza tuttavia condividere iniziative come quella di Donati che cercano la prova di forza con il regime. Con il congresso di Roma ha fine l’esperienza del Partito Popolare. De Gasperi si dimette dalla carica di segretario nel dicembre 1925 mentre nel febbraio 1926 abbandona la direzione del giornale “Nuovo Trentino”.

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