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Prima guerra mondiale, antifascismo e Resistenza

Documents from [1898] to [1974]
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Italian

Administrative and Biographical History

Piero Malvestiti nacque nelle Marche, ad Apiro, in provincia di Macerata, il 26 giugno 1899. Trasferitasi in Lombardia la famiglia al seguto del padre ufficiale dei carabinieri, compì gli studi in diversi istituti religiosi della regione, completandoli a Bergamo dove si diplomò ragioniere.
Nel giugno 1917 si arruolò volontario dopo aver frequentato la scuola ufficiali. Inviato al fronte fu ferito e decorato con la Croce al merito di guerra.
Smobilitato, fu assunto nel 1921 all’ufficio borsa della Banca popolare di Milano. Contemporaneamente si impegnò nelle associazioni combattentistiche, come propagandista dell’Azione cattolica sotto la guida di mons. Olgiati e militante del movimento sindacale cattolico. Non aderì, invece, al Partito popolare.
Quando l’Unione nazionale reduci di guerra – di cui nel 1923 Malvestiti diventò segretario provinciale - manifestò una progressiva vicinanza alle posizione del movimento fascista, Malvestiti se ne distaccò per fondare la Lega lombarda reduci di guerra su posizioni fortemente critiche nei confronti del governo fascista che presto la sciolse.
Dal punto di vista dell’impegno sindacale, Malvestiti fu attivo collaborando a “Risorgiamo”, organo dell’Unione del Lavoro di Milano, sulle cui pagine mise a punto alcuni dei capisaldi del suo pensiero: «la netta opposizione al fascismo e l’impossibilità di una collaborazione tra questi e i cattolici; i richiami allo stretto rapporto fra il Popolo e Cristo Re; un rinnovamento dell’azione dello stesso movimento operaio».
Questa intensa attività politica e sindacale farà da incubatrice alla nascita – nel 1928 – del Movimento guelfo d’azione, insieme a Gioacchino Malavasi e ad altri esponenti del cattolicesimo lombardo. Fra il 1931 e il 1933 quest’organizzazione si fece conoscere attraverso la distribuzione di alcuni manifestini che riportavano la scritta “Cristo Re e il popolo – Il popolo e Cristo Re”.
Quando il gruppo tentò di stabilire dei contatti con i socialisti e il movimento di “Giustizia e libertà”, la polizia politica fascista li trasse in arresto e li trasferì a Roma, al carcere di regina Coeli.
Il 30 gennaio 1934 il Tribunale speciale per la difesa dello Stato condannò Malvestiti a una pena di cinque anni di reclusione. Nel marzo 1934 venne inviato al reclusorio di Pianosa, da dove, alcuni mesi dopo venne rilasciato perché graziato in virtù delle precarie condizioni di salute e dell’interessamento di ambienti vaticani.
Dopo varie peregrinazioni lavorative, Malvestiti poté infine trovare un nuovo impiego presso l’ufficio borsa della Banca provinciale lombarda.
Continuò con maggior prudenza la militanza antifascista, stringendo amicizia tra gli altri con il sindacalista cattolico Achille Grandi e con don Primo Mazzolari.
Nei primi anni Quaranta fu in prima linea nel processo di avvicinamento tra le varie componenti del cattolicesimo politico che porteranno alla nascita della Democrazia Cristiana.
Dopo l’8 settembre 1943 Malvestiti fu costretto ad espatriare in Svizzera per sfuggire alle rappresaglie nazifasciste.